disturbi d’ansia

Ansia: quando il tuo corpo ti chiede di rallentare

Psicologia
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I disturbi d’ansia rientrano tra le diagnosi maggiormente riscontrate nella popolazione mondiale: circa un individuo su cinque ha infatti sperimentato un vissuto ansioso significativo nel corso della sua vita. A seguito della pandemia c’è stato un aumento consistente di diagnosi di questo tipo e un peggioramento di quadri ansiosi già presenti, soprattutto tra gli adolescenti.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare però, l’ansia ha prima di tutto una funzione adattativa che consente la sopravvivenza.

Vediamo quali sono i disturbi d’ansia principali e perché essa può essere intesa anche in maniera “positiva”.

Definizione, caratteristiche e cause principali dell’ansia

In maniera generica, si parla di ansia quando si sperimentano paura, tensione, preoccupazione manifestate attraverso sintomi di diversa natura elencati di seguito. L’ansia coinvolge più dimensioni contemporaneamente:

  • fisiologica: aumento pressione arteriosa e battito cardiaco, aumentata sudorazione, tachicardia, dolore a petto e addome, vertigini, disturbi gastro-intestinali;
  • cognitiva: pensieri negativi ricorrenti, rimuginazioni, pensieri ossessivi, “paura della paura”;
  • comportamentale: evitamento di tutte le situazioni e i contesti che potrebbero richiamare lo stimolo ansioso.

Le cause di un disturbo d’ansia possono essere diverse:

  • ambientali: esposizione ad un evento stressante o traumatico per la persona;
  • familiari/genetiche: diagnosi all’interno della propria famiglia;
  • secondarie ad altre patologie o uso di sostanze.

Prima di classificare i diversi disturbi d’ansia, occorre distinguere l’ansia di tratto da quella di stato: nel primo caso parliamo di una tendenza stabile legata al tipo di personalità che porta la persona a decifrare ogni stimolo come ansiogeno o minaccioso. L’ansia di stato è invece correlata ad una situazione specifica e circoscritta.

Classificazione

All’interno del DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) i disturbi d’ansia sono così classificati:

  • Ansia da separazione: ha origini dell’infanzia e consiste nella preoccupazione costante legata all’idea di doversi separare da un familiare o una persona cara (paura di una separazione irreversibile);
  • Mutismo selettivo: incapacità di comunicazione in specifici contesti non correlata a difficoltà di tipo cognitivo o linguistico;
  • Fobia specifica: paura marcata di un oggetto o una situazione specifici;
  • Disturbo d’ansia sociale/ Fobia sociale: paura eccessiva e conseguente evitamento di tutte quelle situazioni in cui si è esposti al possibile giudizio di una persona estranea. La paura è determinata non solo dalla prestazione, ma anche dal semplice contatto con persone non appartenenti alla propria famiglia proprio per il timore di trovarsi in situazioni imbarazzanti;
  • Disturbo di panico (attacco di panico): manifestazione acuta e improvvisa caratterizzata dalla paura di morire, di impazzire o di essere sopraffatti. I sintomi più frequentemente associati sono palpitazioni, sudorazione, dolore toracico e sensazione di soffocamento;
  • Agorafobia: Spesso associata all’attacco di panico. Sensazione di paura nei confronti di spazi pubblici, luoghi aperti o affollati e di tutti quei contesti in cui, secondo il soggetto, sarebbe difficile fuggire in caso di manifestazione ansiosa;
  • Disturbo d’ansia generalizzata: manifestazione cronica e persistente di ansia e preoccupazioni non legate ad un contesto specifico bensì a più fattori scatenanti;
  • Disturbo d’ansia da condizione medica: conseguenza diretta di una patologia non appartenente alla sfera psichiatrica;
  • Disturbo d’ansia indotto da sostanza o da farmaci.

Come posso intervenire?

A seguito della diagnosi di un professionista della Salute mentale, il disturbo d’ansia può essere trattato attraverso un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia supportati da una terapia farmacologica laddove necessario. In parallelo si può ricorrere all’utilizzo di Tecniche di rilassamento oltre che alla pratica di attività sportiva, un ottimo ansiolitico naturale!

Ansia: perché ha una funzione adattativa?

Quando si percepisce una minaccia il nostro corpo si pone in uno stato di allerta attraverso un meccanismo di natura evolutiva chiamato “Fight or Flight” ovvero “Attacco o fuga”.

Di fronte ad un pericolo percepito, infatti, il corpo si attiva a livello neurofisiologico: la corteccia cerebrale stimola il Sistema nervoso autonomo ovvero quello indipendente dal nostro controllo, il quale produce una serie di ormoni quali Adrenalina, Noradrenalina, Cortisolo.

Tale secrezione ormonale è la causa dei sintomi ansiosi ormai noti e determina da parte dell’individuo una reazione di attacco oppure una fuga di fronte allo stimolo minaccioso.

Se questo meccanismo non fosse presente, non saremmo in grado di percepire un pericolo e di trovare le strategie adatte per fronteggiarlo.

Non di meno l’ansia, se non diventa patologica, funge da stimolo prima di una prestazione importante: che sia per studio o per lavoro, l’attivazione fisiologica aiuta l’individuo a fare meglio poiché riconosce una prestazione come importante e determinante.

Il funzionamento dell’ansia è paragonabile a quanto accade durante la guida del proprio veicolo: dopo lunghi tratti senza sosta, si accende la spia della riserva la quale ci ricorda di fermarci, poiché il carburante è in esaurimento e la macchina rischia di fermarsi.

Allo stesso modo, proprio come quella spia, l’ansia invia al nostro corpo un messaggio molto importante: “fermati, ricaricati e quando sei pronto ricomincia!“

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