Burnout

Burnout: quando il tuo corpo ti dice “sono al limite!”

Psicologia
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Ci troviamo in un periodo storico nel quale “dare il massimo” sembra sia diventata una missione da portare avanti a ogni costo, anche a quello della propria salute. Questo succede spesso sul lavoro, contesto nel quale ci viene chiesto sempre di più. Ma qual è il prezzo da pagare? Quali sono le conseguenze? Una di queste è il Burnout, condizione nettamente in aumento. E tu, sai di cosa si tratta?

Definizione e fattori di rischio del Burnout

Con il termine Burnout si intende una forma di stress lavoro-correlato che consiste in uno squilibrio tra le richieste lavorative e le proprie risorse personali, sia fisiche che mentali. Il Burnout è il risultato di un’esposizione ripetuta allo stress sul contesto lavorativo che comporta un esaurimento sia sul piano fisico che su quello mentale ed emotivo.

Quali fattori favoriscono il Burnout?

  • Carico di lavoro eccessivo;
  • Ambiguità di ruolo;
  • Scarsa Retribuzione;
  • Conflittualità sul lavoro o Mobbing;
  • Scarso riconoscimento;
  • Impegno in professioni di aiuto.

Ad aumentare il rischio di Burnout intervengono anche dei fattori intrinsechi alla personalità dell’individuo:

  • Impegno eccessivo sul lavoro;
  • Elevato grado di ambizione;
  • Difficoltà nel dire di no;
  • Senso di inadeguatezza che porta la persona a voler fare sempre di più;
  • Perfezionismo cronico.

Ricorda: stesse condizioni di lavoro generano reazioni diverse in individui con caratteristiche diverse.

Quali sono i campanelli di allarme?

Il Burnout si sviluppa gradualmente e spesso non è facile individuare i sintomi per tempo. Infatti, essendo una condizione fortemente correlata alla stanchezza, spesso molti sintomi tendono a essere sottostimati nella loro intensità. La gamma di sintomi è abbastanza ampia e coinvolge sia la sfera psichica che quella fisica. Dal punto di vista fisico i sintomi maggiormente riscontrati sono:

  • Cefalea;
  • Continuo senso di stanchezza anche se si riposa;
  • Disturbi del sonno e alterazioni del ritmo circadiano;
  • Disturbi gastrointestinali molto intensi;
  • Dolori muscolari;
  • Tachicardia;
  • Giramenti di testa e/o senso di spossatezza.

A livello psichico si riscontrano:

  • Senso di inutilità;
  • Sintomi ansiosi o depressivi;
  • Labilità e vulnerabilità emotiva;
  • Forte irritabilità;
  • Insoddisfazione e calo della motivazione;
  • Crollo dell’autostima;
  • Cinismo.

Un aspetto fortemente caratteristico del Burnout è che tale sintomatologia non resta circoscritta al contesto lavorativo ma si estende alle altre sfere della vita, principalmente quella socio relazionale. La socialità è caratterizzata da tensione, tendenza all’isolamento, atteggiamento ipercritico verso gli altri e irritabilità fuori contesto.

Nondimeno, in piena fase di Burnout c’è il rischio di abbandono della propria professione, verso la quale si sviluppano un forte cinismo e un senso di disprezzo. Nelle fasi più critiche si sperimentano anche un forte senso di colpa e la convinzione di non essere abbastanza capaci nel proprio lavoro.

La sindrome di Burnout “colpisce” più di frequente persone estremamente competenti, ambiziose e dedite al lavoro. 

Burnout e Covid-19

Se anni fa il Burnout era considerata una condizione tipica delle professioni di aiuto, a oggi non è più così. In un contesto sociale caratterizzato dalla ricerca continua della perfezione il Burnout sembra essere diventato “il male del secolo”. Complice di tutto questo è stata la pandemia che ha visto molti professionisti costretti a reinventarsi e riadattare le proprie condizioni lavorative, prima tra tutte quella dello Smart Working.

Sebbene sia una condizione associata a molti vantaggi, un aumento delle percentuali di Burnout è da attribuirsi proprio al lavoro da casa: viene meno la socialità con i colleghi, c’è una riduzione degli stimoli e si registra un aumento di lavoro in termini di carico o in termini di durata che porta la persona a sentirsi più facilmente sopraffatta.

Oltre ai lavoratori in Smart e ai professionisti sanitari sempre in prima linea durante il Covid-19, c’è stata un’altra categoria fortemente provata a seguito della pandemia: tutti i dipendenti responsabili della fornitura di beni di prima necessità. Chi non ricorda le lunghe file davanti ai supermercati?! Ebbene sì: una ricerca del 2021 ha evidenziato un aumento dello stress lavoro correlato proprio nei dipendenti dei supermercati, in primis i cassieri, esposti continuamente alla frustrazione e alla tensione dei clienti spaventati dalla mancanza di beni alimentari.

Cosa puoi fare?

  1. Pianifica delle pause: se possibile fai pause più brevi ma più frequenti. Oppure, nei momenti di pausa, stacca da lavoro, telefono e qualsiasi altra fonte di tensione.
  2. Ascolta il tuo corpo e i suoi campanelli di allarme: non sottovalutare alcun sintomo!
  3. Cerca di comprendere quale fattore determina il tuo stress e cosa puoi fare per cambiarlo.
  4. Sii consapevole dei tuoi limiti: non è sempre possibile fare tutto al meglio.
  5. Fuori dal lavoro, ritaglia del tempo per te: fai sport, dedicati a un hobby, vivi la socialità. Insomma: stacca la spina!
  6. Se ne hai la possibilità, rivolgiti a un supervisore soprattutto se vivi una situazione lavorativa particolarmente complessa o per te fonte di tensione.

Se i sintomi diventano pervasivi, rivolgiti a un professionista della Salute. Insieme troveremo nuove strategie per vivere il lavoro in maniera più funzionale.

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