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Psicologia e alimentazione

Psicologia
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Quando si parla di alimentazione, un rischio che si corre è quello di considerare solamente l’aspetto legato alla nutrizione. Al contrario, il rapporto con il cibo è estremamente complesso e coinvolge diverse dimensioni, di cui la predominante è certamente quella Psicologica. Il rapporto con il cibo è fortemente influenzato sia da fattori esterni (culturali, mediatici) che da fattori interni (schemi cognitivi, stati emotivi negativi, esperienze passate). Per questo è sempre più frequente un approccio all’alimentazione di tipo multidisciplinare, che vede la figura del Nutrizionista affiancata da quella dello Psicologo. Quali sono i benefici? E quali funzioni può avere un sostegno psicologico in questo ambito?

Intestino: il portavoce delle nostre emozioni

Si sente spesso dire che “l’intestino è un secondo cervello!”. Niente di più vero. Il corpo diventa spesso preda di emozioni, sentimenti, malessere. E così l’alimentazione non si associa più ai concetti di benessere, fame o sazietà, bensì diventa un salvagente nei momenti di difficoltà.

Alla luce della profonda interconnessione tra psiche e alimentazione, l’approccio che si configura come ideale nell’affrontare un programma alimentare è senza dubbio quello integrato. Nutrizionista e Psicologo lavorano in sinergia per educare la persona sia dal punto di vista alimentare che dal punto di vista emozionale.

Il più grande ostacolo quando si affronta una dieta è proprio l’approccio mentale. Quante volte, dopo qualche settimana dall’inizio della dieta si sente la voglia di mollare? Iniziare un programma di alimentazione personalizzato richiede impegno e sacrificio e spesso si prova sin da subito una grande frustrazione legata al desiderio di riscontrare nell’immediato un cambiamento.

Ma quali sono le difficoltà principali dal punto di vista Psicologico? Cos’è che rende difficile portare avanti una dieta?

Prima di tutto, la pressione sociale. I mass media ci propongono un ideale di perfezione che genera una serie di emozioni negative: senso di impotenza, di inadeguatezza, stati ansiosi.. Di pari passo, le campagne pubblicitarie hanno come oggetto cibi tendenzialmente ipercalorici, (spesso definiti “comfort food”), che di certo non sono inclusi nel concetto di alimentazione sana. Questo comporta spesso una perdita di motivazione: nel primo caso legata al pensiero “Tanto non diventerò mai così magra/o!”, nel secondo caso la tentazione è quella di tornare alla vecchia alimentazione, cosa sicuramente meno impegnativa rispetto ad una dieta più restrittiva.

Il fulcro di tutto è quindi la motivazione al cambiamento. Quanto è forte? Quali sono i pensieri che la rinforzano o la indeboliscono?

Un altro ostacolo al mantenimento di uno stile alimentare sano sono sicuramente le occasioni di socialità: quando si segue una dieta, talvolta ci si sente in difficoltà durante una cena piuttosto che un aperitivo. In casi estremi, c’è chi sceglie di evitare appositamente tali situazioni pur di non cadere in tentazione. Le interazioni sociali diventano quindi fonte di stress e negatività: o le evito o mangio qualcosa di cui poi mi pentirò.

Tuttavia, la causa principale di un rapporto poco sano con il cibo è l’incapacità di contattare il proprio stato d’animo ed affrontarne le conseguenze. In parole povere, la difficoltà a chiedersi “Che succede? Cosa c’è che non va?”. L’alimentazione diventa un modo per distaccarsi dalla sfera emotiva e compensare in altro modo. Attenzione! Questo aspetto non è da attribuirsi solamente a Disturbi del comportamento alimentare ma al contrario è un vissuto comune nella maggior parte delle persone che riscontrano problematiche quali obesità o sovrappeso.

Tristezza, insicurezza, angoscia diventano così invadenti da portare la persona a non riuscire più a distinguere la fame biologica da quella nervosa. E così, non si mangia per fame ma per noia, tristezza, nervosismo, ansia..

Psiconutrizione

Allora, che ruolo ha lo Psicologo in tutto questo?

  • Prima di tutto, ha un ruolo di educazione emotiva: si aiuta la persona a riconoscere le proprie emozioni e le reazioni che derivano da esse. Prendere consapevolezza di sé stessi e della propria condizione è il primo passo per affrontare un cambiamento;
  • Valuta credenze e schemi di pensiero legati al cibo. Successivamente, lavora insieme alla persona al fine di abbandonare schemi distorti a favore di un atteggiamento più funzionale;
  • Valuta l’influenza sulla persona di modelli proposti a livello sociale;
  • Lavora su autostima, percezione della propria immagine corporea e motivazione al cambiamento.

Quali sono i benefici di un lavoro congiunto tra Psicologo e Nutrizionista?

  • Favorire uno stile di vita sano;
  • Migliorare la qualità della vita della persona;
  • Lavoro a 360° sui fattori che incidono negativamente sul proprio corpo e sullo stile alimentare;
  • Favorire dei cambiamenti a lungo termine.

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Categoria: Psicologia

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