Sindrome algodistrofica

Sindrome algodistrofica: la fisioterapia per la gestione del dolore

L’esperienza del dolore è, in ogni tipo di disturbo o patologia, un problema importante con cui confrontarsi. Sia perché si tratta di una realtà molto personale, sia perché molto spesso si rivela tale da costituire un impedimento per lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Senza dimenticare gli impatti psicologici, emotivi e sociali che una condizione dolorosa rappresenta. In questo senso va posta particolare attenzione alla sindrome algodistrofica, una patologia dell’apparato muscolo-scheletrico responsabile di dolori contro i quali i comuni farmaci antidolorifici si rivelano inefficaci.

Cos’è l’algodistrofia

La Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) definisce la sindrome algodistrofica come “un’affezione dolorosa regionale a topografia non metamerica che nel suo decorso può associarsi a una serie di manifestazioni locali quali l’edema, le alterazioni vasomotorie e sudomotorie, la rigidità articolare e l’osteoporosi con una possibile evoluzione verso manifestazioni distrofiche e atrofiche”.

È una condizione invalidante che coinvolge braccia, mani, gambe e piedi che compare generalmente dopo un lungo periodo di immobilizzazione, una neoplasia, un infarto o un trauma. Per spiegare l’algodistrofia si ricorre spesso ai termini di allodinia e iperalgesia. Nel primo caso si fa riferimento alla percezione del dolore a seguito di stimoli lievi che in assenza del disturbo non causerebbero dolore, mentre con iperalgesia si fa riferimento a un’ipersensibilità agli stimoli dolorosi.

Cause e sintomi

Non sono note le cause che provocano la sindrome algodistrofica ma sembrerebbero coinvolto il malfunzionamento di più sistemi dell’organismo tra cui quello circolatorio e quello immunitario e il sistema nervoso. Tra gli eventi traumatici maggiormente responsabili dell’algodistrofia ci sono gli interventi chirurgici, l’immobilizzazione prolungata di un arto, fratture ossee, distorsioni o distrazioni articolari, tagli e bruciature. Sono da considerare anche le irritazioni ai nervi, le infezioni, le neoplasie e i fenomeni trombotici alla causa dell’insorgenza di questa condizione.

Il dolore è, come anticipato, il sintomo principale della sindrome algodistrofica. Si tratta di un dolore persistente e intenso e anche per questo debilitante; in alcuni casi può provocare anche una sensazione pungente o di bruciore. In tutti i casi è aggravata anche da un lieve contatto e può perdurare per intere settimane prima di scomparire improvvisamente e ricomparire con la medesima imprevedibilità.

Insieme al dolore, la sindrome algodistrofica può provocare la comparsa di arrossamento o edema della zona colpita, alterazione della sensibilità e della sudorazione, osteoporosi maculata e rigidità articolare.

Il ruolo della fisioterapia

Uno dei principali problemi della sindrome algodistrofica è legato al riconoscimento e alla conferma diagnostica. Questo per diversi motivi, non ultima la difficoltà per il paziente di riferire il dolore percepito e confrontarsi con una condizione dall’andamento spesso altalenante. Se necessario il medico può richiedere l’esecuzione di una radiografia, di una risonanza magnetica o di una scintigrafia trifasica, ma spesso questi esami sono per escludere altre condizioni; la conferma diagnostica dell’algodistrofia è essenzialmente clinica.

Il trattamento della sindrome algodistrofica, complice anche l’assenza della comprensione dei meccanismi alla base dello sviluppo di questa malattia, non è semplice e spesso i normali farmaci antidolorifici si rivelano inefficaci. Per questo motivo le linee guida indicano che la terapia farmacologica va supportata dalla fisioterapia, che ha un’azione sia preventiva che curativa.

L’esercizio fisico, infatti, consente di educare il paziente affetto da algodistrofia permettendogli di ridurre lo stress dei tessuti, migliorare la capacità di carico e la flessibilità muscolare, ottimizzare la mobilità delle articolazioni e supportare la vascolarizzazione. Il ricorso alle terapie strumentali tipiche come la tecarterapia, la laserterapia, le onde d’urto radiali e la stimolazione magnetica funzionale si rivela preziosa anche per il rafforzamento del tessuto osseo e migliorare il lavoro del sistema muscolo-scheletrico.

In presenza di dolore, ma anche a seguito di un trauma, non sottovalutare quanto può accadere al tuo corpo. Richiedi subito una valutazione specialistica presso il nostro Centro. Avrai modo di ricevere assistenza e competenza per individuare gli interventi mirati più adatti finalizzati ad assicurarti il miglior trattamento possibile per consentiti di ottenere un beneficio immediato e duraturo.

Dott. Stefano Neri

Dottore in Fisioterapia e Responsabile CSN

Categoria: Fisioterapia e Riabilitazione

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