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Luce, nutrizione, movimento e…la sindrome della Fibromialgia

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La Sindrome della fibromialgia, quadro clinico complesso e a lungo orfano di definizione e di riconoscimento medico legale, a oggi, rappresenta la frontiera di numerosi pazienti dal difficile inquadramento diagnostico e terapeutico.

Molto ancora si dovrà chiarire, tuttavia, nell’ultimo decennio, numerosi i punti chiave forniti dalla ricerca scientifica e soprattutto dall’apertura mentale di specialisti che hanno accolto la sfida delle fibromialgie.

La Sindrome della fibromialgia, è una malattia multifattoriale che attraversa, orizzontalmente, tutte le discipline dell’arte medica e specialistica.

I sintomi

I sintomi riferiti dai pazienti in cerca di diagnosi, sempre differenziale, per approdare poi alla fibromialgia, sono riconducibili ai seguenti macrogruppi:

  1. dolori osteoarticolari;
  2. dolori neurologici;
  3. confusione mentale ovvero fibro frog;
  4. stanchezza cronica.

Questi macrogruppi di sintomi sono associati, in maniera unica e singolare, a sintomi minori, microgruppi di sintomi correlati:

  • mal di testa e soprattutto di recente comparsa;
  • formicolio alle mani e ai piedi;
  • nervosismo, ansia, tendenza alla depressione;
  • IBS, colon irritabile, dolori addominali, meteorismo e disturbi del transito intestinale;
  • vescica irritabile, frequente minzione emestruazioni dolorosi;
  • sensibilità eccessiva al freddo;
  • riscaldamento articolare al mattino, gonfiore delle giunture articolari;
  • sindrome delle gambe senza riposo, crampi ai polpacci.

La diagnosi

Il difficile inquadramento diagnostico della Sindrome fibromialgica, annoverata tra le nuove patologie, vede i pazienti vivere un calvario alla ricerca di una diagnosi, che si delinea attraverso numerose visite specialistiche e a cui non sempre si arriva riscontrando alterazione di uno o più parametri dosati a livello ematico.

L’eccessiva sensibilità alla palpazione in determinati punti, implicando muscoli e tendini, diventa utile a questo iter; in alcuni pazienti si riscontra eccessiva produzione di neuopeptide P nel liquor cefalorachidiano, neuropeptide rilasciato in caso di dolore, a dire che il fibromialgico non inventa il suo dolore invalidante.

Sono stati ipotizzati diversi meccanismi patogenetici:

  • origine infiammatoria;
  • origine sensoriale;
  • origine centrale SNC.

La Sindrome della fibromialgia, colpisce soprattutto le donne, per complessità ormonale e di reti neuronali cerebrali, può condurre ad una invalidità totale perché i dolori possono raggiungere livelli di intensità indicibile, i sintomi psicologici possono essere fraintesi e mal gestiti persino dalla classe medica, l’alterazione della permeabilità intestinale copresente può slatentizzare una celiachia “latente”, una “gluten-sensitivity”, una intolleranza al lattosio, e una serie infinita di disturbi e non ultimo, significativo abbassamento delle difese immunitarie.

La gestione della Sindrome della fibriomialgia

Ed è proprio sulla stretta correlazione tra permeabilità intestinale e sistema nervoso centrale/vagale, su cui si ancorano le alterazioni strutturali, funzionali, molecolari dell’asse microbiota- intestino- cervello, a definire lo stato attuale dell’arte sulla Sindrome della fibromialgia.

Dunque sempre più importante il ruolo nella eziopatogenesi:

  • Ruolo della matrice extracellulare e stato di tossicità macroscopica
  • Ruolo mitocondriale nella ossigenazione cellulare e risoluzione dello stress mitocondriale

La Sindrome della fibromialgia è una malattia CRONICA e INCURABILE, “scatenata” da uno o più eventi stressogeni e/o concorrenti, di varia natura ( lutto, malattia, divorzio, stile di vita, eccetera), richiede un approccio a mente e cuore aperti, con un PROTOCOLLO MULTIFUNZIONALE che vede la collaborazione di FISIOTERAPISTI, MEDICI DI BASE, NEUROLOGI,NUTRIZIONISTI, PSICOTERAPEUTI,REUMATOLOGI, GASTROENTEROLOGI, ORTOPEDICI, al fine di gestire, migliorare, rallentare il quadro clinico del paziente, migliorandone lo stile di vita, sostenendone le cause di miglioramento e le strade terapeutiche percorribili.

Dal punto di vista nutrizionale, ruolo strategico, lo stile di vita e le sue forme, uniche e personali.

Salvaguardare il microbiota intestinale, ciascuno con una propria impronta individuale, al fine di avere una flora batterica intestinale amica.

Latte e derivati, glutine e dintorni (celiachia o gluten sensitivity che sia), FODMAPs (ovvero oligo- di- e monosaccaridi e polioli), sono tutti alimenti che vanno rivisti ed eliminati in casi di estrema severità e per periodi più o meno lunghi.

Importantissimo il ruolo di:

  • H2O ACQUA;
  • Vitamina D, spesso a valori bassissimi nei pazienti affetti da fibromialgia e malattie AUTOIMMUNI;
  • PRESENZA DI FIBRE e ANTISOSSIDANTI e PESCE AZZURRO nell’ alimentazione quotidiana.

Per contrastare gli effetti negativi dello stile di vita moderno, sui soggetti con anamnesi predisponente, necessario recuperare la qualità del riposo notturno, ridurre l’iper-stimolazione quotidiana soprattutto nelle ore serali/notturne, ridurre l‘esposizione a luci fredde artificiali e l’iper-alimentazione con cibi elaborati, trattati, ricchi di polioli, edulcoranti.

Correggere dunque il proprio stile di vita e la propria alimentazione, gestire il dolore cronico integrando terapie passive (TENS, streching, massaggi e cure fisioterapiche) con terapia attiva (fatta da attività fisica adeguata e aerobica, indispensabile, malgrado il dolore), integrando con prodotti finalizzati e terapie fondate su una corretta anamnesi a cui il paziente deve mirare sempre.

Affidarsi dunque ad una equipe di figure professionali motivate e ben integrate, aspetto, questo, di fondamentale importanza, poiché non tutte le Regioni italiane riconoscono la Sindrome della fibromialgia, lasciando i pazienti orfani dei LEA, livelli essenziali di assistenza a carico del SSN.

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