Lussazione e instabilità di spalla

Lussazione e instabilità di spalla: cause e rimedi

Quello della lussazione di spalla è un fenomeno molto comune che merita di essere conosciuto più nel dettaglio. Quanto di parla di lussazione di spalla si fa propriamente riferimento alla dislocazione della testa dell’omero rispetto alla cavità glenoidea della scapola. Non è da confondere con la sublussazione in quanto in quest’ultimo caso lo spostamento delle superfici articolari risulta parziale o incompleto. La lussazione avviene generalmente a causa di una caduta sul braccio disteso con la spalla ruotata esternamente e distante dall’asse mediano. Nella stragrande maggioranza dei casi di lussazione di spalla anteriore traumatica si possono verificare anche lesioni ai legamenti gleno-omerali e al labbro glenoideo antero-inferiore (lesione di Bankart) con conseguente instabilità ricorrente.

L’instabilità atraumatica è invece la conseguenza di una lassità legamentosa o di ripetitivi movimenti per un lungo lasso di tempo. È frequente negli atleti che utilizzano l’arto superiore al di sopra della propria testa (come nel golf) e in questo caso le lussazioni anteriori e posteriori sono più frequenti rispetto all’instabilità multidirezionale.

La frequenza

La spalla è l’articolazione più mobile di tutto l’organismo e anche per questo è quella che solitamente è più dislocata. Quella della lussazione è una condizione frequente, specialmente negli uomini e nei giovani, tanto che il 90% dei casi si verifica in ragazzi tra i 20 e i 29 anni. Inoltre questi episodi hanno un alto tasso di recidiva e, anche in coloro che non registrano recidive, di instabilità ricorrente. Questa frequenza ha effetti, soprattutto nei più giovani, in una ridotta funzionalità nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

Le cause e i principali fattori di rischio

Per fare una panoramica sulle cause che possono provocare una lussazione di spalla bisogna distinguere in quelle estrinseche e quelle intrinseche. Nelle prime rientrano i fattori di rischio legati all’ambiente circostante, tra cui la pratica degli sport di contatto e lo svolgimento di particolari attività lavorative che richiedono l’utilizzo degli arti superiori sopra l’altezza del torace. Tra le cause intrinseche, invece, troviamo quelle legati a fattori di rischio specifici di ogni persona, come la giovane età e un’esagerata lassità legamentosa e articolare. Il verificarsi di una lussazione di spalla, inoltre, così come un danno patologico annesso, costituiscono un fattore di rischio che può portare a un’instabilità ricorrente

Le diverse classificazioni

Quando si parla di lussazione di spalla si possono trovare diverse classificazioni che sono state elaborate nel corso degli anni in base alle diverse caratteristiche di questo fenomeno. Sono tre le classificazioni più utilizzate e sono la Rockwood, la Thomas & Matsen e la Kuhn. La classificazione Rockwood prevede quattro tipologie. Quella di tipo I fa riferimento a una lussazione traumatica senza una lussazione precedente, quella di tipo II a una lussazione traumatica a seguito di una precedente lussazione, quella di tipo tre a una lussazione atraumatica volontaria e quella di tipo IV a una lussazione atraumatica non volontaria.

Nel caso della classificazione Thomas & Matsen, invece, si distinguono tre tipologie: TUBS (per i soggetti instabili a seguito di un trauma), AMBRII (per i soggetti lassi con un’instabilità multidirezionale atraumatica) e AIOS (per i soggetti con instabilità acquisita a seguito di movimenti ripetitivi). Il sistema di classificazione Kuhn, invece, si fonda sulla percezione del disturbo da parte del paziente ed è l’unico che è stato testato per la validità e l’affidabilità dei contenuti. Per questo vengono poste delle domande al paziente sulla frequenza, l’eziologia, la direzione e la severità del fenomeno. Per quel che riguarda la frequenza si chiede il numero di episodi subiti nell’anno passato e la risposta viene classificata tra solitario (un episodio), occasionale (tra i due e i cinque episodi) e frequente (più di cinque episodi).

Per l’eziologia si chiede se, prima di quella lussazione ha mai avuto traumi, mentre per la direzione si domanda verso dove egli ha sentito uscire la spalla. Infine la domanda sula severità verte sulla necessità da parte del paziente di ricorrere o meno a un aiuto per riposizionare la spalla fuoriuscita. Nel caso in cui la risposta fosse negativa si tratta di una sublussazione, altrimenti di una lussazione di spalla vera e propria.

Sintomi e caratteristiche

Individuare i sintomi della lussazione di spalla non è utile solamente per riconoscere questa condizione, ma anche per determinare il rischio di recidiva e trovare il trattamento più adeguato. Tra i principali sintomi e caratteristiche che lo specialista valuta durante l’anamnesi e l’esame obiettivo sono:

  • età;
  • lavoro svolto;
  • tipo di attività quotidiane;
  • tipo di pratica sportiva;
  • numero e tipo di precedenti sublussazioni e lussazioni;
  • trattamenti precedenti a cui ci si è sottoposti;
  • caratteristiche del dolore;
  • sintomi associati (limitazioni funzionali, deficit neurologici, eccetera).

Nei casi di pazienti con instabilità gleno-omerale, invece, devono essere valutate entrambe le spalle verificando la quantità di movimento attiva e passiva, sia di quella interessata che di quella asintomatica. I principali sintomi che si possono verificare successivamente al trauma ci sono:

  • instabilità articolare;
  • limitazione nei movimenti;
  • deformazione del complesso della spalla;
  • dolore improvviso;
  • gonfiore e versamento.

Come diagnosticare e valutare la lussazione e l’instabilità di spalla

Tra i test più utili per valutare l’instabilità di spalla troviamo: il test dell’apprensione, il Relocation Test, il segno del solco e il Load and shift Test. Tra gli esami strumentali, invece, da effettuare subito dopo il trauma c’è la radiografia (quello più diffuso), la risonanza magnetica e la Tomografia computerizzata (TC) che consente di approfondire l’eventuale presenza di lesioni ossee.

L’incidenza delle lesioni alla spalla aumenta con il tempo e il numero di lussazioni: per questo nelle spalle instabili sintomatiche può essere raccomandata una stabilizzazione precoce per prevenire lesioni secondarie. Tra le lesioni che si possono verificare legate alla lussazione di spalla ci sono la lesione Bankart, la slap lesion, la lsione di Hill-Sachs, la frattura della clavicola, la lesione della cuffia dei rotatori, la lesione del cercine glenoideo, l’avulsione omerale dei legamenti, la lesione vascolare e quella neurologica.

Il trattamento

Esistono diverse manovre per ridurre una lussazione anteriore di spalla e per essere eseguite devono priva prevedere la somministrazione di farmaci specifici, con lo scopo di dare sollievo dal dolore provocato da questi trattamenti. Ridotta la lussazione si procede con l’immobilizzazione per circa tre settimane del braccio interessato, occupandosi di gestire correttamente il dolore. Trascorso questo periodo si procede con la fisioterapia per il recupero di tutti i movimenti e il ripristino della forza. Il trattamento chirurgico è consigliato, previa valutazione medica, per i soggetti molto giovani (tra i 15 e i 25 anni) e si procede prevalentemente per via conservativa (come per quelli con più di quarant’anni) in quanto il tasso di recidiva è più basso ed è alto, invece, quello di lesioni associate.

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Categoria: Spalla in salute

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